La seconda
volta
Le nostre menti sono finite, e nonostante queste condizioni di finitezza siamo circondati da possibilità che sono infinite, e lo scopo della vita è cogliere il più possibile da questa infinità.
Alfred North Whitehead
L'oggetto e
la sua infinità
Nell'immaginario collettivo un oggetto rimane fine a se stesso fino a quando non termina il proprio valore funzionale — percorso temporalmente definito e mono-funzionale. Ogni oggetto materiale, però, ha in sé un'infinita varietà di ri-utilizzo: sottoposto all'influenza di un nuovo indirizzo, assume sia una nuova valenza che un nuovo significato, specialmente in campo artistico.
È proprio l'arte, col suo costante sviluppo contenutistico, a insegnarci che il polifunzionale è un valore assegnato a qualsiasi materia. Oggetti in disuso, apparentemente finiti, sono comparsi sin dai primi del Novecento in svariate produzioni artistiche. L'oggetto desueto diviene protagonista e messaggero di uno dei messaggi contemporanei più urgenti: il contenimento dello spreco.
Un Efesto
contemporaneo
Per la prima mostra personale In Fieri, definii Berruggi un 'Efesto' dei nostri tempi — la rivisitazione metaforico-contemporanea che porta a individuare le mani dell'artista come le mani del dio greco della metallurgia e del fuoco, atto a scaldare e piegare il metallo nel suo antro oscuro, mentre realizzava le armi magiche degli dei.
Berruggi forgia nello spazio della carrozzeria di famiglia opere di ogni tipo e dimensione, lavorando con quei materiali che per una vita intera ha avuto sotto mano. L'aspetto più stupefacente: ha lasciato che dentro di sé sgorgasse lentamente quella forza creativa che oggi lo contraddistingue in maniera del tutto unica.
"Berrugi plasma il metallo mostrandolo come se fosse una materia morbida e plastica — la capacità di trasformare il pesante in leggero, l'ingombrante in delicato, il ruvido in liscio."
Alessandro SchiavettiIterum —
la seconda volta
Iterum è la "seconda volta" in termini di vita, ma allo stesso tempo la seconda opportunità di un oggetto destinato al macero. Berruggi si supera soprattutto nella lavorazione dei radiatori — materiali di fragilità quasi impossibile da piegare, trasformati in sinuose onde e vele: corpi per strumenti musicali, opere celebrative, astratti di ogni tipo.
Iterum è una biforcazione volontaria donata probabilmente una sola volta da un fato a sua volta mitologico, che l'artista sfrutta con magistrale capacità manuale e creativa. Un bivio che diventa destino, una materia che diventa voce.
Un universo di forme
Strumenti musicali
Chitarre 16 valvole e 24 valvole, sassofono Oliver — prototipi in bilico tra iperrealismo e concerto futurista, con scoppiettanti sfiati post-pop che rombano come motori allo start di un Gran Premio.
Cyber-busti mitologici
Giano, Ciclope, i Kouroi senza nome — androidi e macchine robot che sfondano il muro tra passato e futuro. Come piccoli Terminators al servizio del dio Efesto.
Opere celebrative
Mai più, dedicata al Ponte Morandi. Manhattan — il World Trade Center fermato nel minuto precedente all'impatto, testimonianza metallica dell'11 settembre.
Animali e natura
Fenicotteri, pesci, chiocciole briose. E Il Gladiatore — metallico combattente dell'epoca romana, lucido e sfolgorante, che affronta con ironia e convinzione il proprio Iterum.
Uno spazio
senza tempo
È uno spazio senza tempo determinato quello di Berruggi, che dialoga col metallo creando opere avveniristiche — dagli astratti e le vele che emanano serenità e distensione compositiva, fino alle composizioni strumentali dove si odono note rock e psichedeliche.
La metal-art sprigiona una forza estetica senza precedenti proprio perché racconta di un impossibile alleggerimento molecolare della materia in forma estetica. I particolari di fusione e assemblamento si scoprono girando attorno all'opera — in misteriose saldature e intarsi a prima vista invisibili si cela il concetto di "seconda volta", gridata al cielo come opportunità possibile e come concetto collettivo.
Le opere di Berruggi sono creazioni maturate dall'albero prolifico della sua professione, che dai rami della sua enorme passione ha fruttato sani e succosi pomi di stupefacente bellezza.
— Alessandro Schiavetti
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Opere uniche nate dalla materia e dalla sua trasformazione. Disponibili per collezioni private e commissioni su richiesta.
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